LA DIGITALIZZAZIONE DELLA TRATTA
Come il digitale sta trasformando la tratta e lo sfruttamento dei minori
La XV edizione del Dossier offre un quadro aggiornato del fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori, ponendo particolare attenzione all’impatto delle tecnologie digitali che stanno cambiando in profondità le modalità di adescamento, controllo e sfruttamento dei minori.
Proprietà artistica e letteraria riservata ©Save the Children
A cura di: Patrizia Luongo e Eleonora Tantaro
Foto di copertina: Odd Ep. Studio per Save the Children
Pubblicato da Save the Children, Luglio 2025
I fenomeni della tratta e dello sfruttamento degli esseri umani sono tra loro connessi ma distinti.
Entrambi presentano complessità e ostacoli che rendono difficile l’identificazione delle vittime,
specialmente quando si tratta di bambini e adolescenti. La tratta minorile rappresenta una delle più gravi
e diffuse violazioni dei diritti umani. Milioni di minori nel mondo subiscono forme di abuso che vanno
dallo sfruttamento sessuale e lavorativo, all’accattonaggio forzato, dallo sfruttamento domestico fino al
coinvolgimento in attività criminali – sempre più spesso attraverso canali digitali.
Nel 2022 sono state identificate 74.785 vittime di tratta a livello globale, il 25% in più rispetto ai livelli
pre-pandemici. Considerate le difficoltà di emersione dei casi di tratta, questi numeri rappresentano solo
la punta dell’iceberg del fenomeno, ma l’incremento registrato può essere il risultato sia di un
miglioramento nelle tecniche di identificazione delle vittime, che di un trend in crescita causato
dall’intensificarsi delle crisi economiche e umanitarie globali, dall’impatto delle migrazioni forzate e dalla
crescente digitalizzazione delle reti criminali.
Nel 2022, circa 2 vittime su 5 (il 38% del totale delle 68.836 vittime di tratta per cui è stata rilevata l’età)
sono minorenni. Anche in questo caso, si evidenzia una crescita significativa del fenomeno, con un
aumento delle vittime di tratta minorenni del 31% rispetto al 2019.
Questo aumento dipende prevalentemente da tre fattori: una maggiore incidenza delle ragazze tra le vittime trafficate a fini di sfruttamento sessuale; un aumento dei ragazzi vittime di tratta per lavoro forzato, rilevato in particolare in Europa e Nord America; una forte crescita delle vittime minorenni in Africa Sub-Sahariana, dove, in molte aree, i minori superano numericamente gli adulti tra le vittime rilevate.
Le ragazze rappresentano il 57% delle vittime minorenni rilevate a livello globale, con il 60% dei casi riconducibile a forme di sfruttamento sessuale. I ragazzi, al contrario, risultano maggiormente coinvolti in situazioni di lavoro forzato (45%)
Dall’analisi disaggregata per macroarea geografica emergono significative disparità nella percentuale di minori tra le vittime identificate.
*Per l’elenco dei Paesi inclusi in ognuna delle macroregioni, si veda il Rapporto
I Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi si presentano come quelli con la più alta incidenza di vittime
minorenni: più di 3 vittime su 5, tra quelle rilevate, sono minorenni (67%). In questi Paesi c’è stato un
aumento delle attività criminali che coinvolgono i minori e la tratta minorile è sempre più legata alla
criminalità organizzata, con cartelli e gruppi armati coinvolti nel reclutamento di bambini e bambine per
attività illecite, traffico di stupefacenti e sfruttamento sessuale.
Immediatamente dopo vengono i Paesi dell’Africa Sub-Sahariana e del Nord Africa, dove i minori sono
principalmente sfruttati in settori ad alta informalità, come l’agricoltura, l’estrazione mineraria
artigianale, la pesca e il lavoro forzato.
*Per l’elenco dei Paesi inclusi in ognuna delle macroregioni, si veda il Rapporto
Nel 2023 sono stati registrati 10.793 casi di tratta nei Paesi dell’UE27. Le vittime minorenni sono il
12,6% del totale, paria 1.358 bambine, bambini e adolescenti. La maggior parte delle vittime minorenni
sono state identificate in Francia (29,4%), Germania (17,7%) e Romania (16,3%). Altri Paesi, pur
registrando un numero di segnalazioni più contenute, presentano una marcata incidenza di vittime
minorenni.
Nella maggior parte dei casi (70%) i minori vittime di tratta in Europa sono sfruttati a fini sessuali,
mentre il restante 30% è impiegato in lavoro forzato (13%) o in altre forme di sfruttamento come
l’accattonaggio forzato o attività criminali forzate (17%).
I dati mostrano anche la crescita della tratta all’interno dei singoli stati. Nel periodo 2021-2022 l’81%
delle vittime di tratta minorenni (2.401 minori) era rappresentato da cittadini dell’UE e l’88% di essi
(2.120) è stato sfruttato nello Stato membro di appartenenza. Di solito, le vittime provengono da
contesti sociali e familiari fragili, soffrono di scarsa autostima e in alcuni casi di disturbi psicologici.
Sebben la maggior parte dei minori vittime di tratta sia sfruttata sessualmente, non mancano casi di
sfruttamento lavorativo. In questo caso, i minori vengono sfruttati prevalentemente nelle attività
ricettive, nell’agricoltura, nell’edilizia o nei servizi di pulizia. L’accattonaggio forzato è un’altra forma di
sfruttamento che interessa prevalentemente minori rumeni, bulgari, ungheresi e slovacchi.
In Italia, la tratta e lo sfruttamento dei minori rappresentano una realtà sommersa, che coinvolge sia
flussi migratori internazionali sia contesti interni di vulnerabilità sociale.
Secondo i dati del Sistema Informatizzato per la Raccolta di Informazioni sulla Tratta (SIRIT) a cura del
Numero Verde Antitratta, nel 2024 sono state valutate 2.853 persone e i minorenni costituiscono il
4,8% del totale dei casi valutati (137). Nella maggior parte dei casi si tratta di maschi (78) e di vittime di
17 anni (83 casi). I 16enni sono 32, i 15enni sono 15, mentre in 5 casi le vittime hanno 14 anni e in 2 casi
addirittura 11. Oltre la metà dei minori valutati proviene da 5 Paesi: Tunisia (31 casi), Bangladesh (14
casi), Gambia (14 casi) e Nigeria (14 casi).
Nei primi cinque mesi del 2025, su 1.174 persone valutate, 61 erano minorenni (5,2%), con una
maggioranza anche in questo caso di maschi (41) rispetto alle femmine (20). In questo periodo, si osserva
un aumento della quota di minorenni provenienti dal Bangladesh (23 casi), seguita da Costa d’Avorio (7
casi) e Gambia (6 casi). L’età dei minorenni nei primi mesi del 2025 conferma la prevalenza degli
adolescenti più grandi, con 33 17enni e 21 16enni.
Per quanto riguarda le regioni italiane di emersione per i casi di minorenni, nel 2024 le principali sono
Emilia-Romagna (36 casi), Sicilia (30 casi) e Toscana (13 casi). Nei primi mesi del 2025, la Sicilia assume
un ruolo più rilevante (21 casi), seguita da Liguria (10 casi) ed Emilia-Romagna (8 casi).
Analizzare i dati relativi alle persone valutate è essenziale per mappare il fenomeno, ma altrettanto
importante è analizzare le prese in carico, che rappresentano la fase in cui le vittime, una volta
identificate, iniziano un percorso di protezione e recupero personalizzato. Secondo i dati del SIRIT, nel
2024 sono state registrate 817 nuove prese in carico, di cui 24 riguardano persone minorenni. Nel
periodo gennaio-maggio 2025, su 298 prese in carico complessive, 12 riguardano minorenni, con una
leggera prevalenza maschile (7 maschi e 5 femmine).
Le nazionalità più rappresentate tra i minorenni presi in carico nel 2024 sono Tunisia (5 casi), Costa
d’Avorio (4 casi), Nigeria (4 casi) e Bangladesh (3 casi), mentre nei primi mesi del 2025 i minori
provengono prevalentemente da Bangladesh (6 casi) e Costa d’Avorio (3 casi). L’età prevalente tra i
minori presi in carico è compresa tra i 15 e i 17 anni, con una netta concentrazione sui 16-17enni (21 nel
2024 e 10 nel 2025).
Le regioni italiane con maggior numero di prese in carico di minori nel 2024 sono Sicilia (11 casi) e
Calabria (3 casi). Nei primi mesi del 2025, la Sicilia mantiene un ruolo centrale (5 casi), seguita dalla
Liguria (4 casi). Per quanto riguarda le principali fonti di segnalazione per i minori presi in carico nel
2024, si elencano i progetti SAI (4 casi), gli istituti penali per minorenni e i servizi socio-assistenziali (3
casi ciascuno). Nei primi mesi del 2025, le segnalazioni provengono principalmente da centri di
accoglienza straordinaria (4 casi) e hotspot e punti di sbarco (3 casi).
La digitalizzazione sta cambiando radicalmente il fenomeno della tratta e dello sfruttamento minorile,
confondendo i confini tra online e offline. Le tecnologie digitali, abbattendo barriere geografiche e
logistiche, hanno reso più rapide ed efficaci le modalità di adescamento, reclutamento, controllo e
sfruttamento, anche a distanza. Di fronte a queste trasformazioni, servono nuovi strumenti di
comprensione e risposta.
Sempre più spesso si parla infatti di “e-trafficking”, termine che include tutte le forme di tratta che si
avvalgono in modo determinante del digitale: dal reclutamento alla sorveglianza delle vittime, dalla
gestione logistica fino alla distribuzione dei profitti.
Cyber-enabled trafficking:
La digitalizzazione sta cambiando radicalmente il fenomeno della tratta e dello sfruttamento minorile,
confondendo i confini tra online e offline. Le tecnologie digitali, abbattendo barriere geografiche e
logistiche, hanno reso più rapide ed efficaci le modalità di adescamento, reclutamento, controllo e
sfruttamento, anche a distanza. Di fronte a queste trasformazioni, servono nuovi strumenti di
comprensione e risposta.
Cyber-dependenttrafficking:
Sempre più spesso si parla infatti di “e-trafficking”, termine che include tutte le forme di tratta che si
avvalgono in modo determinante del digitale: dal reclutamento alla sorveglianza delle vittime, dalla
gestione logistica fino alla distribuzione dei profitti.
Le interviste condotte con esperti e operatori hanno messo in luce alcune tendenze emergenti:
Queste dinamiche non riguardano un solo Paese: costituiscono una sfida su scala globale. A livello
europeo si registra una crescente attenzione istituzionale, ma spesso la consapevolezza pubblica e la
capacità di monitorare il fenomeno non tengono il passo con l’evoluzione delle minacce digitali. I dati
ufficiali sono spesso frammentari o non aggiornati, e le nuove forme di sfruttamento – come il
coinvolgimento dei minori in truffe online o attività criminali digitali – restano ancora poco monitorate e
difficili da contrastare.