Il “Dossier Back to School 2025” racconta la realtà dei ragazzi e delle ragazze con background migratorio, cioè sia di chi è nato e cresciuto in Italia, sia di chi è arrivato da poco. L’attenzione è rivolta soprattutto ai loro percorsi scolastici e sociali.
Proprietà artistica e letteraria riservata ©Save the Children
A cura di: Patrizia Luongo e Eleonora Tantaro
Foto di copertina: Lorenzo Pallini per Save The Children
Pubblicato da Save the Children, Settembre 2025
Nell’anno scolastico 2022-2023 oltre 1 alunno su 10 (11,2%) non aveva la cittadinanza italiana: in totale
si tratta di 914.860 e si stima che nell’a.s. 2024-2025 gli alunni senza cittadinanza italiana siano il 12,2%
del totale.
Se guardiamo indietro, in circa vent’anni la percentuale di studenti senza cittadinanza italiana è quasi quadruplicata.
La regione con la percentuale più alta di alunni senza cittadinanza italiana è l’Emilia-Romagna, seguita da Lombardia, Liguria, Veneto e Toscana.
Complessivamente, più di 3 alunni su 5 (il 65,4%) senza cittadinanza italiana sono nati nel nostro Paese, con valori che superano i 4 su 5 (81%) nella scuola dell’infanzia.
I risultati delle prove Invalsi dimostrano che la scuola italiana, pur con alcune eccezioni, fa ancora fatica a
garantire un’istruzione equa e inclusiva ai minori con background migratorio.
Le disuguaglianze sono evidenti soprattutto in italiano e matematica: gli studenti di prima generazione
(nati all’estero da genitori stranieri) ottengono risultati più bassi a tutti i livelli scolastici.
Alla fine della scuola primaria, ad esempio, il loro punteggio medio è più basso di 15,7 punti percentuali
in italiano e di 9,8 punti percentuali in matematica rispetto agli studenti senza background migratorio. Il
divario si riduce solo alle superiori, ma resta comunque forte, in particolare in italiano.
L’unica eccezione positiva riguarda le prove di inglese, dove gli studenti con background migratorio
ottengono mediamente risultati migliori. Un altro indicatore di disuguaglianza è il “ritardo scolastico”.
Tra i ragazzi nati all’estero da genitori stranieri, il 3,1% ha ripetuto più volte l’anno e quasi 1 su 5 (17,8%)
ha ripetuto almeno un anno.
Tra i coetanei senza background migratorio la situazione è molto diversa: oltre 9 su 10 (94,8%) non
hanno mai ripetuto un anno scolastico, e solo lo 0,6% ha dovuto ripetere più anni.
Se si tiene conto anche delle condizioni economiche, le disparità aumentano. Tra gli studenti nati
all’estero in famiglie economicamente svantaggiate, circa 1 su 4 (24,9%) ha ripetuto la scuola. Nelle
seconde generazioni il dato scende al 19,4%, mentre tra i ragazzi italiani in difficoltà economica è al
13,2%.
Quando invece la famiglia non è in condizioni svantaggiate, le percentuali diminuiscono: 19,8% tra gli
studenti di prima generazione, 11,7% tra le seconde generazioni e solo 4,6% tra i ragazzi senza
background migratorio.
IIl background migratorio influisce anche sulla scelta delle scuole superiori. I dati mostrano che una parte
importante delle disuguaglianze educative ha radici nelle condizioni socio-economiche delle famiglie. Gli
studenti con background migratorio sono più numerosi negli istituti tecnici e professionali, mentre si
iscrivono meno ai licei.
Tra le “seconde generazioni”, però, la tendenza a scegliere i licei è maggiore rispetto agli studenti di prima generazione. Anche in questo caso, il livello economico della famiglia resta determinante.
Anche il titolo di studio dei genitori influenza i percorsi scolastici ed educativi degli alunni e delle alunne.
Oltre alla situazione economica, incidono anche i pregiudizi. Alcuni studi mostrano che gli insegnanti tendono, a parità di rendimento, a dare voti più bassi agli studenti con background migratorio o a indirizzarli più facilmente verso scuole tecniche e professionali invece che verso i licei. Un dato significativo – stando a quelli longitudinali raccolti da Invalsi - arriva dagli studenti con background migratorio “best performers”, cioè con ottimi risultati: nonostante i voti alti, la loro scelta di iscriversi al liceo è meno frequente rispetto ai coetanei senza background migratorio.
C’è però un segnale positivo: tra il 2022-2023 e il 2023-2024, la percentuale di studenti migranti di prima generazione provenienti da famiglie svantaggiate iscritti al liceo è cresciuta di 8 punti percentuali, un aumento molto più forte rispetto a quello degli studenti di seconda generazione (+3 punti percentuali).
In Italia il divario nelle aspettative di iscriversi all’università tra studenti con e senza background
migratorio è di 12 punti percentuali, molto più alto della media OCSE (3 punti).
Nell’anno accademico 2022-2023, solo il 3,9% degli iscritti all’università aveva origine straniera. Tra questi:
Quasi la metà di questi studenti studia in Lombardia, Lazio e Piemonte. Proprio il Piemonte è una delle regioni con la percentuale più alta di studenti con background migratorio (8,2%), seguito da Liguria (6,7%) ed Emilia-Romagna (6,5%).
Le aspettative rispetto all’iscrizione all’università dipendono, come per la scelta della scuola secondaria di II grado, sia dalla condizione economica della famiglia di appartenenza,…
… che da altri fattori, come i bias nell’orientamento.