Il congedo di paternità è uno strumento di supporto alle famiglie introdotto nel 2013 che mira a favorire l’instaurazione di un legame tra padre e figlio e a garantire una maggiore equità nei compiti di cura. Attualmente, questo strumento è usato da più di 3 padri su 5.
Proprietà artistica e letteraria riservata ©Save the Children
A cura di: Patrizia Luongo
Foto di copertina: Alessio Romenzi per Save the Children
Pubblicato da Save the Children, Marzo 2025
Il congedo di paternità è stato introdotto nel nostro Paese in via sperimentale per i lavoratori dipendenti
del settore privato dalla legge n.92 del 2012, per gli anni 2013-2015. Il congedo può essere usato dal
padre lavoratore entro i 5 mesi dalla nascita del proprio figlio anche in via non continuativa. Nel periodo
di fruizione del congedo, al padre viene riconosciuta un’indennità pari al 100% della retribuzione.
Inizialmente, il congedo di paternità aveva durata di un solo giorno ed è stata poi estesa fino ad arrivare a
10 giorni nel 2021. Inoltre, dal 2022, il diritto al congedo è stato esteso anche ai dipendenti della
Pubblica Amministrazione che prima ne erano privi.
Negli anni, l’uso del congedo di paternità è cresciuto di oltre 40 punti percentuali, passano dall’iniziale
19,2% del 2013 al 64,5% nel 2023
Secondo le stime fornite dall’INPS, l’allungamento della durata del congedo di paternità ha giocato un
ruolo determinante nell’aumento del suo utilizzo, facendolo crescere del 6%
Quasi un padre su due (il 47%) usa il congedo di paternità nel primo mese di vita del figlio e circa uno su
tre lo distribuisce su due mesi.
Questo strumento di supporto alle famiglie non è usato in modo omogeneo da tutti i padri.
Esistono infatti notevoli differenze che dipendono sia dal territorio di residenza che da altre
caratteristiche legate al tipo di contratto lavorativo e alla dimensione delle aziende in cui i padri sono
impiegati.
A livello territoriale, l’uso del congedo di paternità è più elevato nelle regioni del Nord, dove quasi 4
padri su cinque lo utilizzano (76%), che in quelle del Sud, dove lo utilizzano poco più di due padri su
cinque (44%). A livello regionale, i valori più bassi del take up si osservano in Calabria (35,1%) e quelli più
elevati in Veneto (79%).
Sin dalla sua introduzione, il congedo di paternità è stato usato prevalentemente da quanti hanno un
contratto a tempo indeterminato. Nel 2023, secondo le elaborazioni fatte dall’INPS, 7 padri su 10, tra
quanti hanno un contratto a tempo indeterminato ha usato il congedo di paternità, mentre tra i
lavoratori stagionali la quota scende a due padri su 10.
Per quanto riguarda la dimensione aziendale, come per gli scorsi anni si conferma il maggior utilizzo tra
quanti lavorano in grandi aziende rispetto ai padri che lavorano in piccole o microimprese, tra quanti
lavorano in aziende con più di 100 dipendenti l’uso del take up è infatti doppio (80%) rispetto a quanti
lavorano in imprese che hanno tra 0 e 15 dipendenti (40%).
Infine, come immaginabile, anche la retribuzione ha un peso nell’utilizzo del congedo di paternità. I valori
di take up più elevati si osservano tra quanti hanno un reddito fra 28mila e 50mila euro, mentre quelli più
bassi si osservano tra quanti hanno redditi inferiori a 15mila euro.