Anche quest’anno Save the Children Italia presenta l’indice delle madri che già da qualche anno fornisce una misura quantitativa del fenomeno multidimensionale rappresentato dai diritti delle madri in Italia.
Proprietà artistica e letteraria riservata ©Save the Children
A cura di: Patrizia Luongo
Foto di copertina: Francesco Alesi & Francesco Ferraro per Save the Children
Pubblicato da Save the Children, Maggio 2025
Save the Children Italia, sulla scia del percorso del Mother’s Index proposto da Save the Children USA,
già da qualche anno fornisce una misura quantitativa del fenomeno multidimensionale rappresentato dai
diritti delle madri in Italia.
Il Mother’s Index è un indice composito che, grazie alla collaborazione con l’ISTAT, mette insieme 14
indicatori legati a 7 dimensioni di analisi: demografia, lavoro, rappresentanza, salute, servizi,
soddisfazione soggettiva e violenza. Il valore del Mother’s Index, pari a 100 per l’Italia nel 2022,
rappresenta il termine di riferimento rispetto al quale cogliere una condizione socio-economica per le
donne più o meno favorevole a seconda che i valori siano superiori o inferiori a 100.
Nelle prime tre posizioni della classifica troviamo la Provincia Autonoma di Bolzano, l’Emilia-Romagna e
la Toscana territori in cui c’è una maggiore attenzione e una più elevata qualità delle condizioni socioeconomiche delle donne. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno registrano tutte valori inferiori a
quello nazionale di riferimento. In particolare, tra la regione Basilicata e la Provincia Autonoma di
Bolzano, che occupano, rispettivamente il 21° e il 1° posto, ci sono ben 27 punti di distanza.
Per il dominio Demografia, l’indicatore utilizzato è il numero medio di figli per donna, con valori che
vanno da 0,91 in Sardegna a 1,51 nella Provincia Autonoma di Bolzano.
Per il dominio Lavoro gli indicatori considerati sono quattro. Il tasso di occupazione delle madri con figli
minorenni, inferiore alla media nazionale (63,1%) in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori che
vanno dal 37,7% della Campania al 62,8% dell’Abruzzo. In Veneto, Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Valle
d’Aosta e nelle Province Autonome di Trento e Bolzano sono più di tre su quattro le mamme con figli
minori che lavorano.
Il tasso di part-time involontario per le donne è inferiore al 10% solo nella Provincia autonoma di
Bolzano, mentre mostra valori superiori al 20% in Basilicata (20,2%), Puglia (20,3%), Molise (21,9%),
Sardegna (23,4%) e Sicilia (24,1%).
La percentuale di donne occupate in lavori a termine da almeno 5 anni supera il 25% in 3 regioni del
Mezzogiorno: Calabria (25,5%), Puglia (26,8%) e Basilicata (27,7%) mentre è più bassa in Lombardia
(10,8%) e Piemonte (11,7%).
Il numero di dimissioni per le madri con figli 0-3 anni ogni 1.000 donne occupate è invece più alto nelle
regioni del Nord-Est.
Per il dominio Rappresentanza, l’indicatore usato è la percentuale di donne in organi politici a livello
locale per regione. Il valore più basso si registra in Basilicata, dove le donne in organi politici a livello
locale sono meno di una su 20 (il 4,8%), mentre i valori più elevati si osservano nella Provincia autonoma
di Trento (40%) e nel Lazio (41,2%).
Due sono gli indicatori utilizzati per il dominio Salute. Il tasso di mortalità infantile 1.000 nati vivi, che
mostra i valori più bassi in Toscana (1,43), Molise (1,78), Umbria (1,83) e Veneto (1,95).
E le strutture sanitarie accreditate per attività di consultorio (ogni 100mila abitanti), che mostra i valori
più elevati in Emilia-Romagna (7,48), Valle d’Aosta (8,12) e nella Provincia Autonoma di Bolzano (12,73).
Per il dominio Servizi sono stati utilizzati tre indicatori. I servizi per la prima infanzia offerti dai comuni,
con valori che vanno dal 5,2% della Campania al 31,4% del Friuli-Venezia Giulia.
La percentuale di classi a tempo pieno nella scuola primaria, con valori più elevati nelle Province
Autonome di Trento (74%) e Bolzano (80%) e in Valle d’Aosta (75%).
E la percentuale di bambini della scuola primaria che frequentano la mensa, che mostra valori inferiori al
30% solo in Molise (27,8%), Campania (24%), Puglia (18,5%) e Sicilia (12,7%), mentre è pari o superiore al
90% nelle Province Autonome di Bolzano (90%) e Trento (95%).
Il dominio Soddisfazione soggettiva è costituito da due indicatori. La soddisfazione delle donne per il
lavoro svolto, che raggiunge i valori massimi nelle Province Autonome di Bolzano (60,3%) e Trento
(59,4%) e in Valle d’Aosta (58,3%).
E la soddisfazione delle donne per il tempo libero, che mostra i valori più bassi in Puglia (57,5%) e Sicilia
(58,5%).
Infine, per il dominio Violenza l’indicatore usato è il tasso di centri antiviolenza e case rifugio (per
100mila donne di 14 anni e più), più elevato nelle regioni del Nord.